La foto ripresa con lo smartphone durante l’incontro con Sunderlal Bahuguna fa sorridere di tenerezza una delle attiviste ambientali più celebri tra le sue tante ammiratrici, Arundhati Roy. La scrittrice ha marciato fianco a fianco a Bahuguna “l’abbraccia alberi”, anima di un movimento che non ha salvato solo molte foreste dell’Himalaya, ma intere popolazioni delle colline e dei fiumi a nord dell’India da un destino segnato.

 

Bahuguna tra poche settimane compirà 90 anni ed è considerato il padre dell’ambientalismo indiano da quando negli anni ’70 crebbe attorno a lui un movimento chiamato Cipkho, che vuol dire abbracciare. A migliaia si legavano agli alberi dell’Himalaya per impedire alle grandi compagnie del legname e agli speculatori di segarli, come fecero nel 1700 le tribù Bishnoi del deserto contro i boscaioli del Maharaja di Jaipur.

Nella città di Dehradun ai piedi dell’Himalaya incontriamo Bahuguna e la moglie Vimla che lo convinse a lasciare la politica per dedicarsi ai problemi dei villaggi. Attorno sono visibili gli effetti dei disboscamenti avvenuti negli anni per far posto a nuovi insediamenti urbani, progetti edilizi e resort. “Gli alberi scompaiono e i palazzi sorgono”, dice Bahuguna col diritto alla semplicità di un vecchio che ha digiunato fino a 74 giorni per impedirlo.

Cito il titolo di un libro di George James basato sul suo pensiero: “Ecologia, permanente economia”. Che significa? “Nella mia vita ho seguito Gandhi e camminato da solo migliaia di chilometri nei sentieri dei villaggi dell’Himalaya. Ovunque i locali contribuivano a preservare la terra e le acque semplicemente godendo dei loro frutti senza eccessi. Lo dica alla sua di gente prima che sia troppo tardi. Dalla terra possiamo avere tutto, piante e animali, semi, noci e frutta che bastano da soli a mantenere un uomo. Non abbiamo bisogno di tante scarpe e vestiti. Ma senza alberi i ghiacciai si scongelano e le dighe cambiano il corso dei fiumi e generano disastri laddove c’erano culle di civiltà. A cosa serviva tutto questo se non a produrre felicità dei cittadini e infelicità per chi viveva della natura?”.

Il suo e quello del suo guru, morto durante un digiuno per salvare la valle di Tehri dalla diga, sono esempi difficili da imitare. Risponde sua moglie. “Per opporci ai progetti siamo andati a vivere con tre bambini lungo le rive del Narmada. Sono stati anni esaltanti, anche se non avevamo niente se non una capanna, poco da mangiare e la paura delle inondazioni. È solo vivendo come vive la gente con la paura di perdere tutto che ti viene la vera forza per aiutare, e troppe Ong lavorano solo dagli uffici. In fondo noi non chiediamo ai giovani di fare come noi, ma di non bere alcool e piantare alberi…”. “Più alberi possibili” le fa eco Bahuguna col sorriso del tenero e canuto ottimista che ha incantato Arundhati Roy.

RAIMONDO BULTRINI da Repubblica Espresso

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